lunedì 18 maggio 2009
Diario minimo dell'Itinerante 3
Penso sia il posto più fangoso che abbia mai visto.
Poi arriva. La città si inizia a definire negli autolavaggi. Nulla di che. Una pompa, spugne, un garage. Dopo miglia di fanghiglia, la logica della loro presenza è inoppugnabile.
Poi il traffico, di colpo dietro una curva, ci esplode in faccia; i due caffè e la decina di sigarette prese dopo la frontiera salgono al cervello di chi guida. Partono rosari di bestemmie, insulti al cielo e alla terra e al sottoterra anche, è tornato a casa, è di Napoli.
Senza rendercene praticamente conto siamo immersi nel traffico peggiore. Non ci sono indicazioni, non c’è segnaletica, e sti deficenti non sanno guidare...
A Napoli tu guidi per la tua strada, loro ti si muovono attorno, a Napoli sembrano dimostrarti che chi è capace a stare sulla strada come si deve sono loro, non tu con la tua scuola guida e codici stradali in testa.
E poi Napoli ha il mare.
Scatta mezzogiorno. E lo sento, e mi prende di sorpresa come tutte le altre volte. Il Muezzin. La chiamata ai fedeli.
L’ultima volta che lo avevo sentito stavo condividendo saliva con una ragazza, ovvio che non lo avessi cagato più di tanto. Un anno fa quasi...
Ma, tornando a a noi, solo ora mi sento lontanto da casa. Mi odio, vivo una vita tentando di discernere ciò che è storia da ciò che è mito, ciò che è reale da ciò che è favola. Ma la mia parte razzionale in questo momento chissà dov’è...Sento solo la sua nenia, sento solo la sua voce che mi dice, Ehi...sai dove sei? Non sei a casa...Ecco dove sei...
E ha ragione, Serbia e Croazia potevano ancora, sforzandosi essere visti come noi, un pò diversi, un pò più poveri, un pò più sporchi, ma si alla fine si sa che ce la faranno, dai dai...su su civilizziamoli...
Qui no. Qui il Muezzin sta a dirci che da Qui in poi ci vuole rispetto. Da Qui in poi non c’è più Occidente. Anche se Pristina e il Kosovo in generale penso siano la cosa che più vuole essere occidente al mondo, non ho mai trovato da nessuna parte la necessità per un popolo di identificarsi così tanto con un mondo che non sarà mai loro e che mai li accetterà come costituenti del medesimo, lui ci ricorda che la religione, per noi come per loro c’era già prima dell’inglese del cinema e di internet.
E ci sarà, purtroppo, anche dopo.
E l’impasto di terra scura acqua pulita e spazzatura occidentale che trovi per terra è la cosa che meglio rappresenta questo posto...
Diario minimo dell'Itinerante 2
Dopo tre giorni di viaggio la stanchezza inizia a farsi sentire. La pioggia fuori non aiuta.
Il comune è decoroso, la sala è piena di persone più o meno favorevoli e più o meno interessate all’iniziativa. Altri dormono.
La confisca dei beni mafiosi, e il loro riutilizzo sociale. I Serbi la vogliono.
La traduttrice davanti a me, oltre a suggerire alla sua collega, ammicca a Mario e me in maniera esplicita. Vuole dare l’idea di volere un non meglio precisato cazzo.
Magari lo vuole anche. Sulla quarantina, pelle rovinata dalle sigarette lunghe e bianche che fuma senza sosta, tatuaggio sulla caviglia destra. Piede sottile, è bassa. Ha sfornato due figli, la pancia lo dimostra, e lei la mostra in maniera esplicita con un top sotto la giacca semi trasparente. Si alza, belle tette da mamma, ma è dalla caviglia da cui non riesco a staccare gli occhi.
Sopra il malleolo questo piccolo tatuaggio sfumato, consunto, ma non rovinato dal tempo. Penso ad un altra vita passata quando ne vedo uno, un tatuaggio non più ben definito è la prova di un Passato. Un altra vita. Un disegno fatto per altre persone, probabilmente.
Bel culo per l’età, gambe corte. Sguardo annoiatissimo e triste, come la linea delle labbra. Ha visto cose che non posso immaginare ma che non le han fatto bene.
Manda un bacio alla collega che interrompe la traduzione simultanea per risponderle.
In Serbia c’è stato un necrologio per la morte di Pablo Escobar.
giovedì 7 maggio 2009
Diario minimo del itinerante 1
Mi siedo su una terrazza che si rivolge verso una piccola baia,tra scogli e arbusti mediterranei.
E’ il mio primo mare dell’anno...
Riesco a ricordare abbastanza con esattezza a ogni volta che ho visto il mare per la prima volta negli ultimi 10 anni. E’ una cosa che mi piace sempre molto, mi ricorda le infinite gare “a chi lo vede prima” spuntare da qualche curva prima di Savona, solitamente, fatte da piccolo con il fratellume.
L’aria è ancora fredda, c’è vento e a tratti piove pure. Gabbiani sparsi e soitari.
Insomma che vuole di più un poser per farsi una pippa mentale su quanto sia cool il mare non d’estate....
Sigaretta di tabacco d’obbligo e appunti su impressioni croate. La città è risente molto della vicinanza con l’Italia. E’ una città occidentale su una costa che è considerata dai nostri nostalgici territorio patrio. Potrebbe traquillamente trovarsi su un altra costa e dietro un altro confine, non ne avvertiresti la differenza. Rovine romane e costruzioni austro-ungariche ( era il porto militare dell’impero) si alternano a cantieri navali e strutture destinate al turismo.
D’estate, da quanto dettomi, si riempe di turisti, e lo si capisce dalla quantità di alberghi vuoti e ristoranti chiusi. L’evento si svolge dentro uno di questi santuari dedicati al soldo turistico. Una struttura non particolarmente azzeccata che da però oggettivamente su uno scorcio di Adriatico notevole. Piscina riscaldata e Casinò inclusi nel prezzo, presumo alto.
I ragazzi sono gestiti da una giovane croata dai modi di fare gentili e decisi. Sa che senza di lei nulla di ciò sarebbe possibile, ma non lo fa pesare, solo lo fa notare con il suo agire. L’associazione è piccola ma efficente. Il loro lavoro riuscirà bene. Ci trattano da signori. Grazie.
venerdì 17 aprile 2009
l'ultimo bicchiere

Se fossi capace a scrivere scriverei poesia e se fossi capace a metterle in musica canzoni.
Purtroppo son solo capace a leggere e ad ascoltare(poco peraltro) e quindi mi rifugio nei libri che mi facciano sentire meglio. Diventano come una droga di cui necessito, i libri, posso farne a meno per poco tempo come di un bicchiere di vino…
Si vino e libri e mangiare bene. Non richiedo di più perché di più non c’è nulla, o forse si? Magari la compagnia di un cane.
La gente mi annoia coi suoi discorsi sui problemi della vita, della società, della politica che non voglio sentire, che non mi interessano, che mi annoiano.
Non sono meglio di nessuno e non chiedo il rispetto di nessuno, chiedo solo il silenzio o al massimo che si parli piano in modo che non senta; non è difficile. Fate finta che non esista il mio ego ne sarebbe felice e ringrazierebbe inchinandosi e porgendo ramoscelli verdi en bois vert come le fratture di un bambino.
La gente vuole insegnare sempre, come vivere la vita, come fare qualcosa e anche io ci sono cascato diverse volte in questa trappola tesa dell’insegnamento, e ancora ci cascherò purtroppo; ma ho per lo meno la coscienza di capire che faccio una tremenda cazzata.
Voglio vedere San Pietroburgo poi posso morire, della vita ho già visto abbastanza, morire anche solo in senso figurato, sia mai. Che poi si muore dentro ad ogni compromesso che creiamo col nostro sogno, ad ogni passo indietro per paura, ad ogni rallentamento prevedibile lunga la strada che abbiamo scelto. Ogni volta che sbagliamo persona muoriamo dentro, lo sappiamo inutile far finta di nulla.
Le delusioni anche piccole ci distruggono per anni: gli amori adolescenziali ne sono la prova, ce portiamo dietro come tumori per tutta la vita…
Si può far finta che tutto ciò non esista che tutto sia curabile con due gocce prima di dormire per dormire meglio e svegliarsi ancora più morti dentro, capendo che si vive solo per le futilità della giornata, che quei sogni che da bambini avevamo non valgono più un cazzo, che l’utopia esiste e non è una parola da grandi, io ancora non ci credo, per lo meno non sempre la mia mente è lucidamente moribonda da capire che i sogni non si possono vivere in eterno.
Forse è per questo che bevo, per dimenticare,per vivere i sogni che avevo da bambino e fare finta per un attimo di esserlo ancora.
martedì 14 aprile 2009
L' INCOMBERE UMORALE DEGLI AFFETTI DEL SANGUE
Linea Gotica
(Black Out) 1996
alt-rock
di Lorenzo Salzano
plus
less
"Di colpo si fa notte/ s'incunea crudo il freddo/ la città trema/ livida trema"
Un brivido raggelato sembra pervadere la stessa Natura, il paesaggio notturno è pronto ad accendersi, come in un inferno di Bosch, sotto i colpi dei mortai. Ci si prepara a un'altra notte di guerra, l'ennesima dopo tre anni. La voce che ci trasporta in questo luogo è quella di Giovanni Lindo Ferretti, sul secondo album dei Csi, "Linea Gotica". La città ha nome Sarajevo.
Come in un cortocircuito, in questi versi si riannodano i fili delle esperienze condotte da Ferretti (la voce) e Massimo Zamboni (la chitarra), dalle case occupate di Berlino al successo italiano del "punk filosovietico" dei Cccp-Fedeli alla linea, fino a questo nuovo gruppo in compagnia di Gianni Maroccolo (basso), Giorgio Canali (chitarre), Francesco Magnelli (tastiere), Ginevra di Marco (voce e cori). Ci sono già stati "Ko de mondo" e "In quiete", dischi caratterizzati dalla ricerca della musicalità e della bellezza, ma qui si tratta di più di una raccolta di canzoni, c'è l'urgenza di chiamare di nuovo a raccolta i pensieri e gli amici per alzare la voce e commentare lo stato delle cose. Il punto di partenza è Sarajevo, città assediata, dove si sta consumando la sconfitta di una Europa impotente, incapace di impedire che, cinquant'anni dopo l'orrore delle leggi razziali, si verifichi un nuovo genocidio nel cuore stesso della civiltà occidentale.
"Cupe vampe", il brano iniziale, introduce la nuova Apocalisse attraverso il recitato solenne di Ferretti e l'accompagnamento incalzante di una chitarra acustica e di un violino ostinato, capaci di aprirsi in refrain corali ("s'alzano gli occhi al cielo/ s'alzano i roghi in cupe vampe) fino al parossismo della requisitoria finale: "Bella la vita dentro un catino/ bersaglio mobile di ogni cecchino/ bella la vita a Sarajevo città/ questa è la favola della viltà". Il rogo della Biblioteca di Sarajevo, simbolo di cultura e millenaria convivenza di popoli diversi, viene posto in copertina del disco, per sbatterci subito la realtà in faccia.
Lo spettro della musica folk, comparso già nell'ultimo Cccp ("Epica Etica Etnica Pathos") e nel live "In quiete" per rappresentare l'apertura della band al mondo, ritorna coerentemente a introdurre un album sulla fine della civiltà. La voce del cantante, cavernosa, baritonale, si mostra subito al suo apice drammatico, capace di solenni declamazioni sulle strofe come di alzarsi invasata nelle aperture melodiche dei ritornelli.
Come però dicono le note di Ferretti, "Linea Gotica" è "un disco di chitarre elettrificate", perché "questo è il suono del nostro tempo, per quanto detestabile possa essere questo suono e questo tempo". E' il momento quindi di riappropriarsi di un altro spirito, indomito, da brace sotto le coltri di cenere dell'esistenza: resuscitare il punk, in "Sogni e sintomi", come un lento spogliarsi dell'anima da orpelli inutili in tempo di guerra, zoppo della batteria, redivivo sotto le sembianze di un'estasi livida e psichedelica.
Punk non come riproposizione pedissequa di stilemi o ideologie vetusti, ma come forma di ascesi del suono, ridotto alla ferocia di una chitarra elettrica, perché, di fronte all'inaudito, ogni ulteriore abbellimento mancherebbe di forza e pudore. Lo stesso è chiesto alle parole: che dicano solo ciò che è vero e che è necessario, come strappandolo a forza alla morsa di un silenzio che l'anima, annichilita, reclama. E' la stessa intransigenza di quando i Cccp intitolavano il loro primo disco "Ortodossia", nel 1984. Lo spettro musicale, che nei due precedenti dischi sembrava allargarsi a esplorare le più svariate possibilità offerte dall'interazione di tastiere atmosferiche, chitarre acustiche e disturbi noise, qui sembra raccogliersi attorno a un nucleo centrale, suonare all'unisono come di necessità, pur senza perdere la propria ricchezza.
Il sovrapporsi dell'elemento melodico all'ascetismo punk crea la forza di questo disco che trova il suo centro in uno strumento, sintesi delle due anime del gruppo, ovvero il basso di Gianni Maroccolo. Sono le sue linee monumentali, dure e scabre come la pietra, inesorabilmente ritmiche ma al contempo melodiche a costituire lo scheletro di molti di questi brani, in gran parte privi di batteria.
Altrove, come in "Esco", il cuore del suono consiste in una dicotomia tra arpeggi lisergici e devastanti unghiate chitarristiche di Giorgio Canali. Fondamentale, quanto apparentemente defilato è il contributo di Zamboni, fatto di interventi semplici ma efficaci.
"Linea gotica" è un disco maturo, che aggredisce con durezza ma che sa anche e soprattutto avvolgere l'ascoltatore nell'abbraccio sonoro, consapevole della necessità di stringersi a raccolta quando "è l'instabilità che ci fa saldi ormai/ negli sgretolamenti quotidiani". Protagonista di questa calda inclusione è la voce femminile di Ginevra di Marco, disposta ad accogliere quanto la controparte maschile sa respingere: suo è il tocco che impreziosisce una ballata come "Blu", aggiungendosi alla voce di Ferretti nel ritornello corale.
"Linea gotica"è anche un disco pittorico, dove il rimbombo cavernoso del basso sembra aprire alla mente gli ampi spazi, le vertigini di buio di una cattedrale gotica, mentre i timbri chiari degli strumenti acustici sono file di ceri accesi a guidare l'occhio lungo le navate, fino alla luce dell'altare. Non per caso il senso profondo del disco verrà celebrato con un concerto nella cattedrale di Alba, preservato nell'album "La terra. La guerra. Una questione privata".
Mentre la guerra in Jugoslavia ripropone in modo terribile il tema delle identità nazionali, i Csi decidono di tornare indietro a un altro conflitto e al nucleo identitario di un altro Paese, il nostro.
"Alba la presero in duemila il 10 Ottobre e la persero in duecento il 2 Novembre dell'anno 1944". C'è bisogno di Fenoglio, delle sue parole essenziali e potenti, "aride schegge secche adatte al fuoco", dense come il fango in cui affondavano gli stivali, dure come la roccia delle montagne su cui combattevano i partigiani. Fenoglio, il narratore della Resistenza, la voce autentica (perché poetica) che ha raccontato questa parte di Storia senza retorica e paludamenti ideologici, proprio per questo attualissima. I Csi vogliono ricordare i cinquant'anni della Resistenza con un disco ("Materiale Resistente"), un concerto (a Correggio, il 25 aprile 1995), un film (di Guido Chiesa) in cui raccolgono intorno a sé parte della scena indipendente italiana per raccontare i canti e le storie dell'epoca, per tener viva la memoria.
Il brano che intitola il nuovo disco, "Linea gotica", nasce quindi da questa esperienza, ma, mentre Ferretti dipana la sua litania più solenne e terrigna, si rivela una vera mappa di riferimenti cui il cantante sembra aggrapparsi di fronte a una situazione storica di caos. "Occorre essere attenti/ e scegliersi la parte dietro la Linea Gotica" è un manifesto di sincera intransigenza, così netta era la linea che divideva l'Italia conquistata dagli Alleati da quella sotto i nazifascisti, tanto lo è la scelta di impegno che la realtà degli anni Novanta richiede a chi "vuol essere padrone di se stesso", non ci sono vie di mezzo. Ma la "piccola patria"che per il cantante "sa scegliersi la parte" è quella Emilia di cui è stato narratore fin dagli esordi, quindi la mappa di riferimenti è anche fatta di una serie di puntelli privati, sentimentali.
Il "Comandante Diavolo" Germano Nicolini e "il Monaco Obbediente" Giuseppe Dossetti (ai quali è dedicato il disco) sono i simboli della Resistenza nella regione, il primo di parte comunista, il secondo cattolico. Sono citati nel brano-chiave, quasi come a evocare le due anime complementari della cultura di cui Ferretti è figlio e a cui, a partire da questo disco, sembra aggrapparsi in un disperato bisogno di comprendere le proprie radici. E' questa la "questione privata" che (sempre citando Fenoglio) anima l'inquieta figura di questo intellettuale prestato alla musica attraverso i modelli (parole sue) dei canti degli alpini e di quelli da chiesa.
L'ultima parte del disco approfondisce quindi il vero nucleo problematico della sua ricerca di identità, ovvero il rapporto con la spiritualità e il cattolicesimo. Se le religioni organizzate si svelano nella luce più negativa nella disanima del conflitto jugoslavo in "Cupe Vampe", "Millenni" ripropone il tema abbracciando l'intera Storia come in un incubo, mentre "L'ora delle tentazioni" declina la problematica in chiave privata e autobiografica.
Questi ultimi due brani sono sintomatici dell'eclettismo che ormai caratterizza la band sul piano musicale e delle atmosfere: "Millenni" è un rock gotico e monumentale trainato dai giri ossessivi del basso e da lancinanti distorsioni chitarristiche, mentre il secondo brano costruisce una intensa recitazione su sparse note di pianoforte. Questo è insieme il momento più teatrale e il più didascalico, colorato da parchi interventi di chitarra fino all'apertura finale coi vocalizzi liberi della De Marco. Eppure il senso di coesione tematica, sonora, timbrica, è talmente forte che lo spettatore non sente soluzione di continuità. Ritorna qui un'altra ossessione già dei Cccp: l'idea della contemporaneità come nuovo Medioevo. Se dunque "Millenni" sembra rievocare i fiumi di sangue versati dalla Santa Inquisizione, la litania "rosa una rosa mistica rosa", sussurrata nel brano seguente da un Ferretti in deliquio sacrale, richiama il nodo irrisolto della cultura medioevale: il dissidio tra amore carnale e spirituale (si veda il "Roman de la rose" di Guillaume de Lorris e Jean de Meung). Ne "L'ora delle tentazioni"questo dubbio doloroso si trasforma in travaglio privato, mentre viene rievocata la rigida educazione cattolica ricevuta da ragazzo e si giunge al climax di "scaldano le braccia del peccato/ scaldano il freddo del firmamento/ ché è fredda la notte, è fredda la notte". Questi versi sintetizzano tutta l'atmosfera dell'album, che dipinge un mondo buio e freddo dove ci si cerca gli uni con gli altri quasi spinti da bisogni primari, di una purezza animale.
Ecco quindi il senso della cover di "E ti vengo a cercare" di Franco Battiato, privata della leggerezza synth-pop e trasformata in una solenne processione monastica: è l'appello a una divinità che non sia quella terribile invocata dalle guerre sante, ma un Dio d'amore. Il breve intervento vocale del cantautore catanese, autentico nume tutelare di un'opera come questa, è come un caldo raggio di luce che filtri attraverso il rosone della chiesa gotica, a rischiarare la contrizione di Ferretti.
Torna invece la purezza degli animali nella favola di "Io e Tancredi", che rievoca una sorta di apologo morale: "Sul fronte d'assedio a Sarajevo un piccolo gruppo di cavalli croati requisiti dai militari si è suicidato gettandosi in un burrone". Il tono è quello di una litania asfittica, quasi senza aperture melodiche, a testimoniare l'estrema posizione di chi è disposto alla morte in nome degli ultimi ideali rimasti di dignità umana, tanto calpestati che a ricordarceli possono essere degli animali. L'atmosfera scura, densa, fangosa come un paesaggio di guerra di Fenoglio, giunge a rischiararsi per l'ultimo brano. La bellezza sospesa creata dall'organo e dalle timbriche acustiche ne "L'irata" è quella di chi si veste per il giorno di festa, sapendo però che "oggi è domenica domani si muore": la purezza non può essere riaffermata, se non come atto estremo.
A chi appellarsi, per l'ultima affermazione di resistenza intellettuale e personale di fronte a un mondo che va in pezzi, se non alla intransigenza disperata di Pierpaolo Pasolini? A chiudere il disco sono quindi le parole del poeta delle "Ceneri di Gramsci", anche lui vicino a quel mondo contadino, alla dignità di quei fanciulli guerrieri che sono stati raccontati dai Csi come le radici del nostro Paese. L'effetto ottenuto qui è quello di un lento mantra circolare: "...Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per un'irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né fare domande...".
Con "Linea Gotica"(e col successo del seguente "Tabula rasa elettrificata") i Csi hanno dimostrato che unire cultura alta e bassa, impegno intellettuale e riscontri di pubblico, è possibile anche in Italia, basta avere delle idee e il coraggio per dirle ad alta voce. Rispetto a una tale dimostrazione di integrità, contano invece ben poco le vicende dei singoli personaggi seguite allo scioglimento del gruppo: anche queste sono, in fondo, una questione privata.
venerdì 10 aprile 2009
parental advisory noiose parole
No sto mondo a misurino di scemità non mi va’ ne creerò uno a misura mia un microcosmo caramellato dove nessuno entra se non supera un test.
Sarà un test semplice di cucina, perché se entra una persona deve amare la cucina.
Ma tutto il resto è noia sarcasmo e derisione tre comunioni della società la fantastica società in cui muorirò perirò. Solo il migliore vince ma io non son mai stato il migliore è una fatica che non so correre né vorrei mai, è molto più semplice ed affascinante stare coi desaparecidos i belli e vincenti mi annoia sempre a vantarsi, fra gli sfigati non ci si vanta mai. Si potrebbe piangere insieme a volte penso, ma poi perché dovrei mischiare le mie lacrime con le vostre?
Le mie son mie, i panni sporchi li lavo in casa e se anche li lavassi fuori li stenderei sempre io. Odio la gente che stende male checcazzo poi è tutto stropicciato… si lo so colpa dei mie genitori con le loro fisse dell’ordine.
Odio la gente che mangia per vivere, per lo meno non venirmi ad indicare la via verso la bulimia. Io vivo per mangiare adoro mangiare e bere bere tanto bere per dimenticare 10 minuti, si bere è affascinante il vino mi riempie la bocca e il cuore mentre un amaro me la distrugge per sempre. sono le due fasi della cena.
Ho smesso di fumare perché fumare non mi interessava era solo un costoso passatempo come il golf fumerò sigari cubani magari un giorno per godermi appieno un pranzo, cazzo ma la pipa?ma vedremo preferisco il sigaro meno manutenzione però anche la pipa coi suoi tempi mi attira…
Devo pulire casa prima che la polvere mi sfratti.
lunedì 23 marzo 2009
my only friend
Vorrei sentire il suono di “the end” dei Doors…
Vorrei aver un amico con cui acoltarla,
ma li ho distanziati tutti
si “the end” è la canzone giusta,
li ho sempre odiati i Doors con questo alone magico che non si meritano più di altri grandi gruppi
ma avevo bisogno di suoni sporchi stasera
la pulizia dei pink floyd non avrebbe scalfito nulla.
Una lama sottile e tagliente con un coltello per pulire il pesce,
deve affondare lentamente nei ricordi.
Forse domani mi sveglierò felice come al ritmo di “baba o’riley”,
non lo spero nemmeno,cosa mi può dare?
Falsi positivi, così spaventosi per lo statistico, lo diverranno anche per me,
lo spererei, così non si va da nessuna parte…
ma lo sento il suono… ora son tranquillo.
This is the end
Beautiful friend
This is the end
My only friend, the end
Dormirò non so come né dove ma dormirò per ora mi basta…
domenica 8 febbraio 2009
io non indico
Il mestiere del medico non è giudicare non è condannare, è curare.
Ho scelto medicina per curare e non per condannare; userò le mie dita per curare non per indicare, voglio che il dito più lungo della mia mano rimanga il medio e non l'indice -per citare De Andrè-.
Il mestiere del medico non fa distinzioni noi curiamo la vittima come il boia.
Come si può pretendere questo?E poi perchè proprio negare a chi ha bisogno le cure, perchè si sa che se i clandestini verranno condannati dai medici non verranno più a curarsi in ospedale, andranno in quelle cliniche clandestine e il rischio di epidemia non potrà non aumentare.
Ma loro nel cervello hanno evidentemente letame, e io non posso fare quello che mi si dice, se quello che mi si dice è così stupido.
Io non lo farò mai. L'etica medica è composta anche dal segreto professionale.
domenica 25 gennaio 2009
Argini saltano il fiume in piena non ha pietà.

Giustamente direi, non si può fermare l’acqua lei deve fluire passare non si può fermare. I pesci devono vivere, che cazzo, mica li si può imbrigliare con l’acqua.
Ma come l’acqua si e i pesci no?no tutti e due sicuramente,ma si accetta sempre il compromesso storico,anche se non si dovrebbe.e allora come due coinquilini che si sopportano a malapena decidiamo di sentire solo i bisogni dei pesci e non quelli dell’acqua.
Ma ci si sbaglia ooooh se ci si sbaglia!i compromessi valgono nelle coppie ad alta esplosività come plastico PE4 per la precisione…
Sono stufo dei compromessi lo è anche l’acqua, bisogna lasciarla andare se no poi fa disastri e si incazzano pure i pesci;diamo voce a chi non ce l’ha.
E se dobbiamo negarci due campi da calcio suvvia neghiamoceli ;qualche bambino romperà più vetri qualche vecchia lo rincorrerà e facendo moto eviterà di qualche secondo la sua embolia stitica di valori.
E scriviamo felicemente poemetti e poesie foscoliane su Zacinto e il mare greco, anche se abbiamo solo fiumi o rigagnoli,nessuno pretende poesie sublimi bastano poche righe sifilitiche e i pesci avranno voce:e poi la soddisfazione la vuoi mettere?quando un fiume ti saluta mentre passi in auto, ti accarezza e gioca coi suoi spruzzi…
Ragazzi non pisciate nei fiumi non è piacevole per loro.
venerdì 23 gennaio 2009
La betoniera estetica.
In questa personale betoniera cerchiamo (e mettiamo all’interno di un allegro insieme rotante, come quelli che si facevano alle scuole elementari con temperini e matite appuntite) di mischiare salumi e formaggi, viaggi e miraggi, calzature in pelle e pellicani in calzamaglia. Non è un arnese comunicativo, questo; no, mi dispiace. È piuttosto un esempio(mal riuscito…e mal riuscirà, povero me) di “fine a se stesso” e di “fine che non giustifica i mezzi”(questo giammai.), diciamo di “finalità posticipata e postuma”, “finale di partita” o “finalmente a casa”.
Potremmo usare un tritatutto, però l’amalgama ne risentirebbe senza un po’d’olio(e qui mi rimetto a correzioni di cuochi e artisti dei fornelli); oppure una lavatrice, però vuoi mettere che palle tutto quel candore residuo…Ok, una lavatrice piena di liquami. Ma che schifo, chi se la metterebbe in casa?
No no, meglio la “beto”, con le decalcomanie anni’80 attaccate sulla carrozzeria schizzata di cemento mummificato, monumento vivente (vive, e lotta insieme a noi, checchè se ne dica…) all’italia che spende e spande e costruisce e punta tutto sul mattone (che senza cemento è un orfanello stizzito). Alè, forza azzurri (mi sento in colpa; il biscione ha pure fottuto il colore alla nazionale, oltre al grido nazionalpopolare di “forza…..!”…maledetto.)
La Beto che è una poesia, che è come la Lollo o la Sofia, che dovrebbe essere mitizzata come la vespa o la cinquecento o il maggiolone…anzi, di più! È più di un mezzo di trasporto (cazzo, se ti ci metti dentro e la fai girare è come esser su uno shuttle), è uno stile di vita (ma questo lo dicono (non dell’amata mia beto) già i vespisti e i cinquecentisti e pure i maggiolinisti…), è un non-stile (questo va già meglio), è un piacere per gli occhi e per le orecchie…il rumore dell’accensione, come sgasa il motorino che dà il “LA” alla rotatoria perenne, piccolo astro celeste confinato sulla terra.
La betoniera è poi quella che ha battezzato uno dei più grandi calciatori di sempre…be-beto, astro brasiliano cresciuto in un cantiere edile di Salvador de Bahia ipnotizzato da quel cerchio che rigurgitava sputi grigi.
È l’eroina (leggasi eroe femmina) dei tempi moderni, l’aggeggio futurista che è comparso quando i futuristi erano già passati (e passato). È l’arte per l’arte, ma è pure arte utile (ed anche inutile se, come me, non hai la più pallida idea di come si metta in moto). E’……
….Ma qualcosa si affaccia all’orizzonte…un’ombra lunga e ruggente….cazzo….è arrivato il BETONCAR!!!
sig. Beavis
giovedì 22 gennaio 2009
post pranzum
Che io sia morto?no questo no…che io non viva?ne dubito.
Ma allora perché?puzza di chiuso la apro…non cambia accidenti non cambia.perchè?
Cambio stanza che fosse solo la mia mente annebbiata da troppe paranoie?vado in cucina mi faccio un caffè.la tazzina non è impolverata buon segno anche se solitamente lo bevo nel bicchiere.
Strani animali popolano la mia testa in questo momento. Cerbero sostiene a gran voce che non è sano pensare troppo sarebbe molto meglio veleggiare.
Rintintin invece si fa sospettoso e taciturno, mugugna frasi strane che in cagnesco non son nemmeno sguardi.
Poi mi sveglio accidenti era il sonnellino pomeridiano, la penniche post pranzo.però la stanza puzza di stantio la apro e esco non vorrei che il sogno si avverasse.
mercoledì 21 gennaio 2009
Basta Piccioni

Stamattina mi alzo e come sempre dò un'occhiata al sito della Repubblica giusto per sapere cosa accade nel mondo, rimango esterefatto nel vedere la faccia di un insulso e inutile cantante(spero non si voglia definire cantautore...)di piccioni e bambini sordomuti.
vado a vedere l'articolo e ne rimango spiacevolmente impressionato per vari motivi...
1. va di nuovo a Sanremo...(che scadimento...)
2. una canzone sull'omosessualità...
leggo e la canzone si chiama "Luca era gay"; allora mi informo e scopro che la canzone racconta di un povero bimbo sensibile i cui genitori avevan divorziato cresciuto da una famiglia tutta al femminile che incontra un uomo più anziano se ne innamora conosce il sesso etc etc...finchè non incontra una donna e guarisce da questa grave e apparentemente incurabile malattia che è l'omosessualità.
ma no che cattivo che sono, il Povia smentisce che lui la consideri una malattia, anzi ammette che sia addirittura autobiografica questa canzone.
mi son venuti dei dubbi.divorzio e omosessualità sono da anni due terribili mostri contro cui la chiesa romana si scaglia giustamente contro con i massimi sforzi, dato che si tratta di due piaghe della società ecchecazzo!
vorrei un registro su cui controllare gli iscritti a CL e affini perchè la cosa un po' mi puzza, dj francesco super tatuato etc è un ciellino convinto e le canzoni son quel che sono, Povia fa cagare uguale, non vorrei che il lancio di entrambi fosse-CHEMALPENSANTESCHIFOSOCHESONO...- un po' sponsorizzato...
se così fosse vorrei rinascere in ghana dove per altro per la prima volta in africa lo sconfitto alle elezioni ha ammesso la sconfitta pubblicamente e non si son ammazzati le opposte fazioni..tra poco ci supereranno pure loro...ahimè.
mercoledì 7 gennaio 2009
Piombo Fuso e scienze del nulla...
Bene, dopo una lunga e inappropriata latitanza mi sembra giunto il momento di prendere parte anche io a questo strumento che in minima parte ho contribuito a creare.
Chi mi conosce sa di cosa mi occupo, oltre che di Negroni, per chi invece dovrebbe non aver avuto il piacere, posso sostenere che il campo in cui sarei " studiato " sarebbe quell'infinito e molto nebuloso concetto che sono le Relazioni Internazionali.
Infinito perché come è doveroso che sia, tiene sotto il suo ombrello una quantità di discipline innumerabili, che vanno dalla Storia all'Economia, dal Diritto alla Sociologia, dalla Psicologia sociale alla Geografia, dalla Scienza Politica alla Teologia. Nebuloso, perché come giustamente mi fa notare un mio amichetto di merende, sembrerebbe che si parli di tutto per non parlare di nulla…Non ha tutti i torti, anzi molto spesso il nostro studio è auto-referenziale e di difficilissima applicazione pratica.
La necessarietà, se mi passate il termine, del nostro lavoro è però, purtroppo, evidente in determinate contingenze storiche. E questa è una di quelle.
Non voglio essere pedante ma, in questi giorni stiamo, per l'ennesima volta, assistendo al nuovo e non ultimo, purtroppo, capitolo di quello che è una delle più grandi e durature e sanguinose crisi
( termine terribilmente freddo per dire stillicidio di carne umana) che la Storia ricordi. Ma cerchiamo di fare un minimo di luce, almeno dal punto di vista fattuale di ciò che è successo.
Come sapete ben tutti, mi auguro, è ormai in corso dal 27 di dicembre l'operazione così detta " Piombo fuso "( il nome deriva da un particolare rito durante una festività ebraica), operazione portata avanti dall'esercito israeliano ( chiamato in ebraico Tsahal) nella striscia di Gaza, tesa a fermare i lanci di razzi di vario tipo sulle città israeliane a ridosso del confine. Per chiarire le motivazioni di tutte le parti, si deve partire da un punto, che, non essendo questo un libro di storia, è la striscia di Gaza.
In primis diciamolo, la striscia di Gaza non è sempre stata palestinese. Almeno per il diritto internazionale ( spesso unico punto d'appoggio che abbiamo a disposizione in certe situazioni ) questo territorio di 350 km quadrati e una popolazione di più 1400000 individui ( un'altissima densità abitativa, 4117 ab./km², per un territorio che non è una città, se si pensa che Torino è sui 7000 ab./km² ), appartiene a Israele dal 1967 ( in precedenza era sotto l'Egitto, persa dopo la guerra dei 6 giorni ) e fino al 1994 è stata governata e gestita dal governo israeliano. Dal 1995 in seguito a un accordo tra israeliani e palestinesi, la striscia passo gradualmente sotto l'autorità palestinese ( l' OLP).
Il processo ebbe termine nel 2005 quando gli israeliani obbligarono ( a volte usando anche la forza ) tutti i coloni di nazionalità israeliana insediatesi negli ultimi 40 anni in quel territorio a lasciare le proprie case, per consentire l'effettività del controllo territoriale da parte palestinese.
Ed è qui che inizia la storia che ci porta a oggi.
Al – Fath, partito palestinese di matrice laico – socialista, prende possesso interamente del territorio. Una serie interminabile di scandali politico-finanziari colpisce il movimento in quegli anni, cosa che, giustamente, indispettisce molto una popolazione già eternamente frustrata dalla mancanza cronica di beni di prima necessità.
Nella tarda primavera del 2007 si tengono le prime elezioni libere, fortemente volute da Israele e gli stati occidentali, e a confrontarsi sono Al – Fath e Ḥarakat al-Muqāwwama al-Islāmiyya meglio conosciuta come Hamas, partito di matrice islamo-radicale che rifiuta il dialogo con Israele, con brigate militari molto preparate e disposte a tutto, ma anche con un sistema di welfare parallelo a quello, disastrato, di Al-Fath molto efficiente e egualitario.
A sorpresa di tutti vince di gran lunga Hamas, ciò provoca una sconcertata e, purtroppo poco lungimirante, reazione da parte israeliana e occidentale, con la chiusura di qualunque dialogo con il nuovo governo della striscia e un pesantissimo embargo imposto a un territorio già poverissimo. Come contropartita a questo Hamas intensifica il lancio di razzi, a piccolissimo potere dirompente e con una gittata limitata a 20 km, sulle città israeliane di confine, causando però danni alle strutture, feriti e, in qualche caso, morti…
Dopo quasi un anno di sostanziale inattività, a marzo 2008 Israele lancia un offensiva massiccia all'interno del territorio di Gaza cercando di bloccare il lancio di questi razzi, la successiva tregua decretata il 1° giugno ha termine a 6 mesi. E qui arriviamo ai giorni nostri. Il 19 dicembre finisce la tregua negoziata a giugno. Immediatamente i lanci da parte di Hamas ripartono, e portano al ferimento di vari civili. La reazione di Israele a quel punto non si fa attendere e colpisce con forza inusitata. Il 27 dicembre gli F-16 israeliani compiono una serie di bombardamenti intensi su obbiettivi "militari " all'interno della striscia di Gaza. E' molto importante specificare il giorno, sabato, in cui è iniziata l'operazione. Come noto il sabato è il giorno di festa per gli ebrei ed è molto più sentito che da noi, c'è infatti il divieto assoluto di compiere qualunque azione materiale. Proprio per questo, la popolazione palestinese, che si aspettava un attacco, aveva escluso quel giorno dai possibili, lasciando quindi scuole aperte e nessuno degli strumenti per diminuire il numero di vittime durante attacchi di questo tipo attivato. Il bilancio come sappiamo tutti è disastroso, il primo giorno cadono sotto le bombe israeliane circa 280 persone e ne vengono ferite 600, un bilancio che è altissimo per un solo giorno di bombardamenti.
Il numero sarà destinato ad aumentare, con la seguente emergenza umanitaria che bombardamenti di questo tipo creano.
Dopo 12 giorni di bombardamento il bilancio sembra essersi attestato su un 635 vittime, di cui quasi un sesto sotto i 16 anni.
Notizia odierna è quella di una apertura al dialogo mediata da parte di Egitto e Francia ( encomiabile le sforzo di Sarkozy in questi 12 giorni, che lascia molto da dire su quello che invece il governo italiano, interlocutore in passato valido, nello schifo, si è termine forte, ma reale, in cui si trova sia riuscito a fare), e di una conseguente tregua di tre ore al giorno per far passare un minimo di aiuti umanitari e di soccorso per la popolazione stremata.
Quale e quando sarà la soluzione a ciò?
C'è da sperare, come storia insegna, che per ora la crisi sia giunta a una parziale conclusione, se i colloqui andranno a buon fine ( cioè nessuna delle parti lascerà il tavolo prima di giungere a un accordo ) che la situazione torni a come era prima del 19 dicembre, ovvero con una tregua a termine concordata dalle parti. Ma questa non è una soluzione. E' un creare tempo dove tempo non c'è, è sostanzialmente passare la palla a qualcun altro in altro momento. Che sia Barack Obama, che sia il nuovo governo israeliano ( a breve ci saranno le elezioni generali ) o che sia un attore terzo che debba ancora fare la sua comparsa, no mi è dato saperlo…
Il concetto che voglio però qui sottolineare, oltre alla penso comune ma poco utile indignazione per il numero di civili morti in tutto ciò, è che finchè non si sceglierà consciamente da parte di entrambe le parti di accettare l'altro ( Hamas in primis rifiuta di considerare Israele come stato, e, viceversa, Hamas è solo un movimento terroristico per Israele) nella sua legittimazione internazionale ( per Israele) e democratica ( Hamas ) non si raggiungerà mai un accordo, anzi si acutizzerà sempre più lo scontro e si favorirà la formazione di movimenti estremisti ancor più feroci di quanto non sia già la stessa Hamas.
Bene, ora il pippone è stato sistemato, partendo da questa premessa lunghissima ma a mio parere doverosa, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, e se eventualmente avete domande commenti correzioni da fare…
Grazie, se l'avete avuta, dell'attenzione.
mercoledì 24 dicembre 2008
SOGNANDO BECKHAM

Ormai si dopano pure gli scacchisti.... tale Ivanchuck si è rifiutato di sottoporsi alla consueta pisciatina post-partita. Ovviamente il movimento scacchistico si è schierato con il proprio membro dichiarando: “così si uccidono gli scacchi!!!”... figuriamoci..ma io dico: se non avessi nulla da nascondere mi farei analizzare urine, sangue, capelli, peli del culo e quant'altro e DOPO ma solo DOPO mi permetterei di dire “avete visto? Cazzo mi rompete le palle, sono pulito..”. Naturalmente rifiutare di sottoporsi a controlli, che non sono né dolorosi né lunghi, appellandosi a frasi – cazzata tipo “ci trattano come animali!” è evidente prova di coda di paglia, anzi di carbone bagnato!
Intanto l'Inter ha vinto di nuovo rubacchiando un gol in fuorigioco chilometrico. Il giorno dopo ecco un bel favore anche per la Juve giusto per non fare discriminazioni!
Credo che anche mia nonna avrebbe visto i due fuorigioco, quindi è lapalissiano che , al solito, arbitro e guardialinee siano in malafede.
Ma che ci vuoi fare se la categoria arbitri in Italia è formata da omuncoli che per mantenere ben saldo il loro posto in serie A con annessi e connessi (soldi, soldi, soldi!!) sono pronti a favorire a turno Juve, Inter e Milan! Poi, per forza di cose, quando si va a giocare in Europa con arbitraggi “giusti” arrivano le mazzate!
Ma una boccata d'aria fresca è finalmente arrivata nel nostro Belpaese! Mr. Daaaaaavid Beckham!! che per ben 2 mesi scarsi vestirà la maglia del Milan. Sempre se sopravviverà ai bagordi delle feste natalizie.
Inutile sottolineare che NON si tratta di una mossa meramente pubblicitaria, infatti l'inglese sarà UTILISSIMO alla squadra di Carletto Agnolotti. In grado di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo (sempre passeggiando), lo spice boy (ma si può?) darà l'anima (che si è venduto) e il cuore (che non ha) per la causa rossonera!
Sarà contenta la Gazzetta dello Sport che dopo Mourinho, al quale ha dedicato per mesi un'intervista al giorno, avrà un altro personaggio da “mungere” per bene! Ah dimenticavo: sarà contento anche Alfonso Signorini affamato di gossip e bei maschioni come sempre!
NBA: il “mago” Bargnani fa sempre più pena, lui da la colpa ai continui cambi di ruolo ma, forse, ne facesse bene almeno uno dei tre sarebbe già d'aiuto no? I dirigenti dei derelitti Raptors possono tranquillamente spararsi nelle palle pensando che avrebbero potuto scegliere al posto dell'italiano Roy, Gay o Aldridge.
Il buon Beli riesumato dal loculo dopo un anno e mezzo di panca sta mettendosi finalmente in luce nei plurimassacrati Warriors.
Gallinari ha mal di schiena, in settimana ha chiesto l'autografo a Kobe Bryant.. già qualcosa dai....
Dutchettino
venerdì 19 dicembre 2008
NON CI RIESCO...

non ce la faccio a stare zitto è più forte di me, ma quando un deficiente patentato di politico si mette in mezzo ad una cosa etico-medica come sto cazzo di caso Eluana, mi mette i brividi come un grattare di forchetta sul piatto.
non si tratta dell'essere o non essere per l'eutanasia. Lei (Eluana) vive ad uno stadio che non può essere chiamato coma depassee solo perchè le si è salvato il tronco cerebrale, cioè è marcito il cappello del fungo ma non il gambo.
Cosa tengo invita una persona senza sensazioni senza pensieri?ma che sa respirare forse?
ho capito che parlarci dà visibilità, ma gesussanto è 15 anni che è in coma se pure per miracolo davidgnomo le fa rifiorire gli emisferi cerebrali dopo 15 anni che vita potrebbe fare?senza muscoli con le articolazioni inchiodate?
ma Sacconi ma perchè non fai come Cosimo Mele?
perchè devo sentire le tue immani stronzate fra le mille stupidaggini che già mi stuprano le orecchie ogni giorno?
domenica 7 dicembre 2008
LA FIERA DEL TUTORE

Questo mese di dicembre già parte male sportivamente parlando. Dalle pagine di sportweek Frey ci fa sapere che secondo il suo (sicuramente ben ponderato e assolutamente disinteressato) parere in Italia non si può fare a meno di Berlusconi.
Nella serata di ieri invece si assiste all'entrata in pompa magna all'Olimpico di Roma di Sergio Cragnotti, ricevuto alla stregua di un messia, con tanto di Lotito a fare da “paggetto”; fa piacere sapere che in Italia certa gente non paga mai per i propri reati, anzi!
Perdo a questo punto ogni entusiasmo verso lo sport professionistico e decido di concentrarmi su quello dilettantistico; lo sport vero, con i valori di una volta, su quei campetti che ci ricordano tanto la nostra infanzia passata a tirare calci a calcio con gli amici, come pallone il mitico tango, vestiti dalla mamma con maglietta e pantaloncini comprati al mercato.....
vabbè, tralasciamo che oggi si gioca in campi coperti dei circoli sportivi, riscaldati, prenotati a 70 euro l'ora,con magliette nike, scarpe Adidas da calcio a 5, pallone anti-rimbalzo strafigo e che le risate di un tempo sono state sostituite da insulti a ripetizione fra compagni e avversari...l'atmosfera è la stessa ok????
Bene in questi circoli sportivi solo la minoranza degli “atleti” è annoverabile nella categoria under30; si tratta,per lo più, di studenti universitari perdigiorno o di ragazzi troppo scarsi o troppo svogliati per giocare nelle squadrette locali.
La restante clientela, e qui viene il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) è costituita da dopolavoristi, semi-pensionati, anziani non altrimenti specificati.
I geriatrici soggetti sopra descritti si ritrovano settimanalmente per “parodiare” il gioco del calcio a 5 o del tennis.
Vestiti di tutto punto con l'immancabile maglietta della salute per tenere calde le scricchiolanti ossa, ormai vivono l'ora passata a fare sport come una sfida contro se stessi e la natura, una specie di survival.
La sirena di fine ora è accolta come segnale di scampato pericolo, come pugili salvati dal gong abbandonano immediatamente il campo pensando “anche oggi è andata!” a nessuno viene minimamente in testa l'idea di fare ancora qualche azione nell'attesa che entrino i successivi clienti.
Ma se nel calcetto, bene o male, un minimo di capacità dinamica è ancora richiesto, i veri “controatleti” si possono ammirare sui campi da tennis.
In un'apoteosi di tutori per ginocchia, gomiti e quant'altro, cinquanta-sessantenni plurioperati alle articolazioni o con peso di gran lunga superiore al quintale si sfidano sulla terra rossa.
E il bello è che ci sanno pure fare! L'esperienza nel portare i colpi gli permette di esibire diritti e rovesci federeriani per precisione e potenza... il tutto rigorosamente da fermi.
La palla corta secondo un tacito accordo fra gentiluomini è assolutamente vietata (alla stregua della bomba atomica, molti “ce l'hanno” ma nessuno la usa per paura che lo faccia anche l'altro).
E qui mi fermo perchè la tendinite alla mano che ho già sviluppato a 26 anni giocando a tennis m'impedisce di continuare!
PILLOLE FINALI
_all'europeo di quest'anno Nasri ha rubato il posto sul pullman ad Henry durante uno spostamento della nazionale francese... terribile....
_secondo Bergomi Dabo ha doti eccezionali sia fisicamente che tecnicamente.. se lo dice lui..
_sempre su Dabo Caressa commenta “tenta il tiro dalla distanza, la sua specialità”.. grazie alla quale segna 1 gol ogni 2-3 anni!!
_Thiago Silva difensore brasiliano inseguito da Chelsea, Manchester city, Milan e Bayern Monaco valutato sui 20 milioni di euro passa al Villareal per 10... qualcuno qui non ce la racconta giusta...
dutchettino
che tristezza a volte

E' ormai indubbio che l'intellettuale mi metta tristezza a pelle...come l'acido denatura le proteine, lui mi denatura le palle.
Ha un modo di parlare da tardo '700 ci vorrebbe un vocabolario a portata di mano quando parla per tradurlo, ma poi ti accorgi che non dice nulla, che è un giro di parole che nasconde timidamente la sua ignoranza della vita.
E come l'intellettuale ora ci sono gli pseudoartisti quelli che vanno ad Artissima e credono che basti un'idea a fare un opera d'arte per sempre.Se rigo una lamiera e la chiamo rage è arte?Non ci credo e non voglio crederci.L'arte non è questo.L'arte è eternità non eternit.Deve rimanere per sempre deve colpire.L'arte non esiste più per me.L'arte deve essere classica perchè deve durare per sempre ed essere sempre attuale,come un libro di dostoevskij. Come una foto di Mapplethorpe.
prosit.
venerdì 5 dicembre 2008
a volte la mia generazione ha vinto...

ho svolto uno studio randomizzato in doppio cieco,o forse semplicemente ho sperimentato sulla mia pelle,l'efficacia incontrastata del mcdonald nel day after.
il 280gr ha una capacità di riassorbire in brevissimo tempo le rimanenti tracce di cocktails presenti nel tuo organismo.
e per finire attiva il riflesso gastrocolico.
si il mcdonald fa bene lo posso dimostrare,il pasto ricco in grassi e carboidrati ,penso benzenici,può servire.
ora sto meglio infatti grazie IT
P.S. tra l'altro cercando se tracce si scrivesse con o senza i mi sono imbattuto in questo divertente sito...è tutto vostro http://www.tracce.it/
giovedì 4 dicembre 2008
VOLAMMO DAVVERO OLTRE LE CASE?
io per far partire bene la giornata ho due canzoni...
sultans of swing dei dire straits
if you want to sing out di cat stevens
non mi danno la carica, mi mettono allegria, tipo quel sorriso dei personaggi del video di lately degli skunk anansie...
ora attendo solo più studio aperto che con le sue inutili notizie e le tette sempre in prima linea(è periodo di calendari ormai non dimentichiamolo!!) mi faccia sentire bene...tra l'altro..chissà come starà il cane fuffy oggi?
ah questo è il video che dicevo...un po' di tavor per tutti e si dorme meglio...
mercoledì 3 dicembre 2008
E ALL'INIZIO FU SOLO noia

iniziamo così come si inizia una barbera rubata nella cantina di casa dei propri genitori...con un po' di circospezione...guardandosi in giro e soprattutto, vedendo l'immondizia che ci circonda, la vergogna pian piano sfuma come il vino bianco sul risotto.
cercheremo di essere una guida spirituale come lo è stato gianfranco bianco per noi.
a presto spero.
