Pristina è una marmellata di cemento e ferro spalmata su varie colline e una valle. Nel suo prima c’è il nulla. Attorno alla città solo prati, case isolate senza intonaco, strade fangose e pericolose. Anche bambini che acamminano per queste strade, vanno o tornano da scuola. Sono decine e sono gli unici esseri umani che incontriamo sulla strada tra la fatiscente dogana e la città.
Penso sia il posto più fangoso che abbia mai visto.
Poi arriva. La città si inizia a definire negli autolavaggi. Nulla di che. Una pompa, spugne, un garage. Dopo miglia di fanghiglia, la logica della loro presenza è inoppugnabile.
Poi il traffico, di colpo dietro una curva, ci esplode in faccia; i due caffè e la decina di sigarette prese dopo la frontiera salgono al cervello di chi guida. Partono rosari di bestemmie, insulti al cielo e alla terra e al sottoterra anche, è tornato a casa, è di Napoli.
Senza rendercene praticamente conto siamo immersi nel traffico peggiore. Non ci sono indicazioni, non c’è segnaletica, e sti deficenti non sanno guidare...
A Napoli tu guidi per la tua strada, loro ti si muovono attorno, a Napoli sembrano dimostrarti che chi è capace a stare sulla strada come si deve sono loro, non tu con la tua scuola guida e codici stradali in testa.
E poi Napoli ha il mare.
Scatta mezzogiorno. E lo sento, e mi prende di sorpresa come tutte le altre volte. Il Muezzin. La chiamata ai fedeli.
L’ultima volta che lo avevo sentito stavo condividendo saliva con una ragazza, ovvio che non lo avessi cagato più di tanto. Un anno fa quasi...
Ma, tornando a a noi, solo ora mi sento lontanto da casa. Mi odio, vivo una vita tentando di discernere ciò che è storia da ciò che è mito, ciò che è reale da ciò che è favola. Ma la mia parte razzionale in questo momento chissà dov’è...Sento solo la sua nenia, sento solo la sua voce che mi dice, Ehi...sai dove sei? Non sei a casa...Ecco dove sei...
E ha ragione, Serbia e Croazia potevano ancora, sforzandosi essere visti come noi, un pò diversi, un pò più poveri, un pò più sporchi, ma si alla fine si sa che ce la faranno, dai dai...su su civilizziamoli...
Qui no. Qui il Muezzin sta a dirci che da Qui in poi ci vuole rispetto. Da Qui in poi non c’è più Occidente. Anche se Pristina e il Kosovo in generale penso siano la cosa che più vuole essere occidente al mondo, non ho mai trovato da nessuna parte la necessità per un popolo di identificarsi così tanto con un mondo che non sarà mai loro e che mai li accetterà come costituenti del medesimo, lui ci ricorda che la religione, per noi come per loro c’era già prima dell’inglese del cinema e di internet.
E ci sarà, purtroppo, anche dopo.
E l’impasto di terra scura acqua pulita e spazzatura occidentale che trovi per terra è la cosa che meglio rappresenta questo posto...
lunedì 18 maggio 2009
Diario minimo dell'Itinerante 2
Nis, Serbia.
Dopo tre giorni di viaggio la stanchezza inizia a farsi sentire. La pioggia fuori non aiuta.
Il comune è decoroso, la sala è piena di persone più o meno favorevoli e più o meno interessate all’iniziativa. Altri dormono.
La confisca dei beni mafiosi, e il loro riutilizzo sociale. I Serbi la vogliono.
La traduttrice davanti a me, oltre a suggerire alla sua collega, ammicca a Mario e me in maniera esplicita. Vuole dare l’idea di volere un non meglio precisato cazzo.
Magari lo vuole anche. Sulla quarantina, pelle rovinata dalle sigarette lunghe e bianche che fuma senza sosta, tatuaggio sulla caviglia destra. Piede sottile, è bassa. Ha sfornato due figli, la pancia lo dimostra, e lei la mostra in maniera esplicita con un top sotto la giacca semi trasparente. Si alza, belle tette da mamma, ma è dalla caviglia da cui non riesco a staccare gli occhi.
Sopra il malleolo questo piccolo tatuaggio sfumato, consunto, ma non rovinato dal tempo. Penso ad un altra vita passata quando ne vedo uno, un tatuaggio non più ben definito è la prova di un Passato. Un altra vita. Un disegno fatto per altre persone, probabilmente.
Bel culo per l’età, gambe corte. Sguardo annoiatissimo e triste, come la linea delle labbra. Ha visto cose che non posso immaginare ma che non le han fatto bene.
Manda un bacio alla collega che interrompe la traduzione simultanea per risponderle.
In Serbia c’è stato un necrologio per la morte di Pablo Escobar.
Dopo tre giorni di viaggio la stanchezza inizia a farsi sentire. La pioggia fuori non aiuta.
Il comune è decoroso, la sala è piena di persone più o meno favorevoli e più o meno interessate all’iniziativa. Altri dormono.
La confisca dei beni mafiosi, e il loro riutilizzo sociale. I Serbi la vogliono.
La traduttrice davanti a me, oltre a suggerire alla sua collega, ammicca a Mario e me in maniera esplicita. Vuole dare l’idea di volere un non meglio precisato cazzo.
Magari lo vuole anche. Sulla quarantina, pelle rovinata dalle sigarette lunghe e bianche che fuma senza sosta, tatuaggio sulla caviglia destra. Piede sottile, è bassa. Ha sfornato due figli, la pancia lo dimostra, e lei la mostra in maniera esplicita con un top sotto la giacca semi trasparente. Si alza, belle tette da mamma, ma è dalla caviglia da cui non riesco a staccare gli occhi.
Sopra il malleolo questo piccolo tatuaggio sfumato, consunto, ma non rovinato dal tempo. Penso ad un altra vita passata quando ne vedo uno, un tatuaggio non più ben definito è la prova di un Passato. Un altra vita. Un disegno fatto per altre persone, probabilmente.
Bel culo per l’età, gambe corte. Sguardo annoiatissimo e triste, come la linea delle labbra. Ha visto cose che non posso immaginare ma che non le han fatto bene.
Manda un bacio alla collega che interrompe la traduzione simultanea per risponderle.
In Serbia c’è stato un necrologio per la morte di Pablo Escobar.
giovedì 7 maggio 2009
Diario minimo del itinerante 1
Pula, Croazia, prima tappa del viaggio che mi porterà in giro per i balcani orientali.
Mi siedo su una terrazza che si rivolge verso una piccola baia,tra scogli e arbusti mediterranei.
E’ il mio primo mare dell’anno...
Riesco a ricordare abbastanza con esattezza a ogni volta che ho visto il mare per la prima volta negli ultimi 10 anni. E’ una cosa che mi piace sempre molto, mi ricorda le infinite gare “a chi lo vede prima” spuntare da qualche curva prima di Savona, solitamente, fatte da piccolo con il fratellume.
L’aria è ancora fredda, c’è vento e a tratti piove pure. Gabbiani sparsi e soitari.
Insomma che vuole di più un poser per farsi una pippa mentale su quanto sia cool il mare non d’estate....
Sigaretta di tabacco d’obbligo e appunti su impressioni croate. La città è risente molto della vicinanza con l’Italia. E’ una città occidentale su una costa che è considerata dai nostri nostalgici territorio patrio. Potrebbe traquillamente trovarsi su un altra costa e dietro un altro confine, non ne avvertiresti la differenza. Rovine romane e costruzioni austro-ungariche ( era il porto militare dell’impero) si alternano a cantieri navali e strutture destinate al turismo.
D’estate, da quanto dettomi, si riempe di turisti, e lo si capisce dalla quantità di alberghi vuoti e ristoranti chiusi. L’evento si svolge dentro uno di questi santuari dedicati al soldo turistico. Una struttura non particolarmente azzeccata che da però oggettivamente su uno scorcio di Adriatico notevole. Piscina riscaldata e Casinò inclusi nel prezzo, presumo alto.
I ragazzi sono gestiti da una giovane croata dai modi di fare gentili e decisi. Sa che senza di lei nulla di ciò sarebbe possibile, ma non lo fa pesare, solo lo fa notare con il suo agire. L’associazione è piccola ma efficente. Il loro lavoro riuscirà bene. Ci trattano da signori. Grazie.
Mi siedo su una terrazza che si rivolge verso una piccola baia,tra scogli e arbusti mediterranei.
E’ il mio primo mare dell’anno...
Riesco a ricordare abbastanza con esattezza a ogni volta che ho visto il mare per la prima volta negli ultimi 10 anni. E’ una cosa che mi piace sempre molto, mi ricorda le infinite gare “a chi lo vede prima” spuntare da qualche curva prima di Savona, solitamente, fatte da piccolo con il fratellume.
L’aria è ancora fredda, c’è vento e a tratti piove pure. Gabbiani sparsi e soitari.
Insomma che vuole di più un poser per farsi una pippa mentale su quanto sia cool il mare non d’estate....
Sigaretta di tabacco d’obbligo e appunti su impressioni croate. La città è risente molto della vicinanza con l’Italia. E’ una città occidentale su una costa che è considerata dai nostri nostalgici territorio patrio. Potrebbe traquillamente trovarsi su un altra costa e dietro un altro confine, non ne avvertiresti la differenza. Rovine romane e costruzioni austro-ungariche ( era il porto militare dell’impero) si alternano a cantieri navali e strutture destinate al turismo.
D’estate, da quanto dettomi, si riempe di turisti, e lo si capisce dalla quantità di alberghi vuoti e ristoranti chiusi. L’evento si svolge dentro uno di questi santuari dedicati al soldo turistico. Una struttura non particolarmente azzeccata che da però oggettivamente su uno scorcio di Adriatico notevole. Piscina riscaldata e Casinò inclusi nel prezzo, presumo alto.
I ragazzi sono gestiti da una giovane croata dai modi di fare gentili e decisi. Sa che senza di lei nulla di ciò sarebbe possibile, ma non lo fa pesare, solo lo fa notare con il suo agire. L’associazione è piccola ma efficente. Il loro lavoro riuscirà bene. Ci trattano da signori. Grazie.
Iscriviti a:
Post (Atom)