mercoledì 7 gennaio 2009

Piombo Fuso e scienze del nulla...

Bene, dopo una lunga e inappropriata latitanza mi sembra giunto il momento di prendere parte anche io a questo strumento che in minima parte ho contribuito a creare.

Chi mi conosce sa di cosa mi occupo, oltre che di Negroni, per chi invece dovrebbe non aver avuto il piacere, posso sostenere che il campo in cui sarei " studiato " sarebbe quell'infinito e molto nebuloso concetto che sono le Relazioni Internazionali.

Infinito perché come è doveroso che sia, tiene sotto il suo ombrello una quantità di discipline innumerabili, che vanno dalla Storia all'Economia, dal Diritto alla Sociologia, dalla Psicologia sociale alla Geografia, dalla Scienza Politica alla Teologia. Nebuloso, perché come giustamente mi fa notare un mio amichetto di merende, sembrerebbe che si parli di tutto per non parlare di nulla…Non ha tutti i torti, anzi molto spesso il nostro studio è auto-referenziale e di difficilissima applicazione pratica.

La necessarietà, se mi passate il termine, del nostro lavoro è però, purtroppo, evidente in determinate contingenze storiche. E questa è una di quelle.

Non voglio essere pedante ma, in questi giorni stiamo, per l'ennesima volta, assistendo al nuovo e non ultimo, purtroppo, capitolo di quello che è una delle più grandi e durature e sanguinose crisi

( termine terribilmente freddo per dire stillicidio di carne umana) che la Storia ricordi. Ma cerchiamo di fare un minimo di luce, almeno dal punto di vista fattuale di ciò che è successo.  

 

Come sapete ben tutti, mi auguro,  è ormai in corso dal 27 di dicembre l'operazione così detta " Piombo fuso "( il nome deriva da un particolare rito durante una festività ebraica), operazione portata avanti dall'esercito israeliano ( chiamato in ebraico Tsahal)  nella striscia di Gaza, tesa a fermare i lanci di razzi di vario tipo sulle città israeliane a ridosso del confine. Per chiarire le motivazioni di tutte le parti, si deve partire da un punto, che, non essendo questo un libro di storia, è la striscia di Gaza.

In primis diciamolo, la striscia di Gaza non è sempre stata palestinese. Almeno per il diritto internazionale ( spesso unico punto d'appoggio che abbiamo a disposizione in certe situazioni ) questo territorio di 350 km quadrati e una popolazione di più 1400000 individui ( un'altissima densità abitativa, 4117 ab./km², per un territorio che non è una città, se si pensa che Torino è sui 7000 ab./km² ), appartiene a Israele dal 1967 ( in precedenza era sotto l'Egitto, persa dopo la guerra dei 6 giorni ) e fino al 1994 è stata governata e gestita dal governo israeliano. Dal 1995 in seguito a un accordo tra israeliani e palestinesi, la striscia passo gradualmente sotto l'autorità palestinese ( l' OLP).

Il processo ebbe termine nel 2005 quando gli israeliani obbligarono ( a volte usando anche la forza ) tutti i coloni di nazionalità israeliana insediatesi negli ultimi 40 anni in quel territorio a lasciare le proprie case, per consentire l'effettività del controllo territoriale da parte palestinese.

Ed è qui che inizia la storia che ci porta a oggi.

Al – Fath, partito palestinese di matrice laico – socialista, prende possesso interamente del territorio. Una serie interminabile di scandali politico-finanziari colpisce il movimento in quegli anni, cosa che, giustamente, indispettisce molto una popolazione già eternamente frustrata dalla mancanza cronica di beni di prima necessità.

Nella tarda primavera del 2007 si tengono le prime elezioni libere, fortemente volute da Israele e gli stati occidentali, e a confrontarsi sono Al – Fath e Ḥarakat al-Muqāwwama al-Islāmiyya meglio conosciuta come Hamas, partito di matrice islamo-radicale che rifiuta il dialogo con Israele, con brigate militari molto preparate e disposte a tutto, ma anche con un sistema di welfare parallelo a quello, disastrato, di Al-Fath molto efficiente e egualitario.

A sorpresa di tutti vince di gran lunga Hamas, ciò provoca una sconcertata e, purtroppo poco lungimirante, reazione da parte israeliana e occidentale, con la chiusura di qualunque dialogo con il nuovo governo della striscia e un pesantissimo embargo imposto a un territorio già poverissimo. Come contropartita a questo Hamas intensifica il lancio di razzi, a piccolissimo potere dirompente e con una gittata limitata a 20 km, sulle città israeliane di confine, causando però danni alle strutture, feriti e, in qualche caso, morti…

Dopo quasi un anno di sostanziale inattività, a marzo 2008 Israele lancia un offensiva massiccia all'interno del territorio di Gaza cercando di bloccare il lancio di questi razzi, la successiva tregua decretata il 1° giugno ha termine a 6 mesi. E qui arriviamo ai giorni nostri. Il 19 dicembre finisce la tregua negoziata a giugno. Immediatamente i lanci da parte di Hamas ripartono, e portano al ferimento di vari civili. La reazione di Israele a quel punto non si fa attendere e colpisce con forza inusitata. Il 27 dicembre gli F-16 israeliani compiono una serie di bombardamenti intensi su obbiettivi "militari " all'interno della striscia di Gaza. E' molto importante specificare il giorno, sabato, in cui è iniziata l'operazione. Come noto il sabato è il giorno di festa per gli ebrei ed è molto più sentito che da noi, c'è infatti il divieto assoluto di compiere qualunque azione materiale. Proprio per questo, la popolazione palestinese, che si aspettava un attacco, aveva escluso quel giorno dai possibili, lasciando quindi scuole aperte e nessuno degli strumenti per diminuire il numero di vittime durante attacchi di questo tipo attivato. Il bilancio come sappiamo tutti è disastroso, il primo giorno cadono sotto le bombe israeliane circa 280 persone e ne vengono ferite 600, un bilancio che è altissimo per un solo giorno di bombardamenti.

Il numero sarà destinato ad aumentare, con la seguente emergenza umanitaria che bombardamenti di questo tipo creano.

Dopo 12 giorni di bombardamento il bilancio sembra essersi attestato su un 635 vittime, di cui quasi un sesto sotto i 16 anni.

Notizia odierna è quella di una apertura al dialogo mediata da parte di Egitto e Francia ( encomiabile le sforzo di Sarkozy in questi 12 giorni, che lascia molto da dire su quello che invece il governo italiano, interlocutore in passato valido,  nello schifo, si è termine forte, ma reale, in cui si trova sia riuscito a fare), e di una conseguente tregua di tre ore al giorno per far passare un minimo di aiuti umanitari e di soccorso per la popolazione stremata.

 

Quale e quando sarà la soluzione a ciò?

C'è da sperare, come storia insegna, che per ora la crisi sia giunta a una parziale conclusione, se i colloqui andranno a buon fine ( cioè nessuna delle parti lascerà il tavolo prima di giungere a un accordo ) che la situazione torni a come era prima del 19 dicembre, ovvero con una tregua a termine concordata dalle parti. Ma questa non è una soluzione. E' un creare tempo dove tempo non c'è, è sostanzialmente passare la palla a qualcun altro in altro momento. Che sia Barack Obama, che sia il nuovo governo israeliano ( a breve ci saranno le elezioni generali ) o che sia un attore terzo che debba ancora fare la sua comparsa, no mi è dato saperlo…

Il concetto che voglio però qui sottolineare, oltre alla penso comune ma poco utile indignazione per il numero di civili morti in tutto ciò, è che finchè non si sceglierà consciamente da parte di entrambe le parti di accettare l'altro ( Hamas in primis rifiuta di considerare Israele come stato, e, viceversa, Hamas è solo un movimento terroristico per Israele) nella sua legittimazione internazionale ( per Israele) e democratica ( Hamas ) non si raggiungerà mai un accordo, anzi si acutizzerà sempre più lo scontro e si favorirà la formazione di movimenti estremisti ancor più feroci di quanto non sia già la stessa Hamas.

 

Bene, ora il pippone è stato sistemato, partendo da questa premessa lunghissima ma a mio parere doverosa, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi, e se eventualmente avete domande commenti correzioni da fare…

Grazie, se l'avete avuta, dell'attenzione.